viernes, 28 de noviembre de 2008

"El Castagno"

Il nome Latino: Castanea sativa
Nediško: Burja, Sloveno: Domači kostanj, Friulano: Cjastenar, Tedesco: Edel-Kastanie.

Origini: Come la quercia e il faggio anche il castagno é una pianta dalle antiche origini. Non é certo che qui in Italia la pianta sia autoctona, in quanto pur presente durante il terziario, scompare con le grandi glaciazioni. La ritroviamo in epoca romana, probabilmente reintrodotta dall'uomo.Durante i periodi glaciali la pianta si rifugió nei Balcani. Ecco perché il nome é di derivazione greca. Dall'epoca romana fino al secolo scorso venne ampliamente diffusa in tutta la nostra penisola, rioccupando cosí la propria area naturale.
L'albero del castagno non é una pianta da giardini o parchi. I denti che ornano il margine fogliare e soprattutto i ricci aculeati che contentgono il frutto sconsigliano di utilizzare il castagno come pianta da ornamento. La cosa tuttavia piú importante é data dal fatto che attorno ad esso si sviluppó una vera e propria civiltá, la civiltá del castagno appunto.
Utilizzazione: Prima dell'avvento del mais, della patata e del fagiolo, il frutto del castagno rappresentava uno dei fulcri alimentari della povera gente. Per questo il castagno era considerato come l'albero del pane a motivo del suo frutto che ha sfamato per secoli popolazioni povere. Si ricorda anche durante le grandi guerre, per il suo elevato potere nutritivo la castagna era l'unico mezzo di sussistenza, utilizzata come frutto e come farina dolce. Le altre e numerose utilizzazioni di un tempo e che in parte sussistono anche oggi-giorno riguardano innanzitutto il legno. E' robusto, di lunga durata e come tale adatto per paleria, travature, tavolame, pali tutori per le viti, recinzioni, doghe per botti, ecc. Nonostante abbia un basso potere calorico (circa 3.150 calorie) il legno di castagno veniva adoperato anche come legna da ardere. Sempre come combustibile, veniva trasformato in carbone, tuttavia meno pregiato di quello di faggio. Per tale motivo il carbone di castagno era adoperato nelle officine dei fabbri o nei forni di cottura del vasellame. Le tecniche di trasformazione in carbone erano quelle tipiche di costruzione della kuota, la catasta di legna a forma di cupola, che veniva fatta lentamente bruciare, regolando opportunamente aria ed umiditá all'interno della catasta stessa.
Documenti storici indicano che per la produzione di 1 quintale di carbone di castagno occorressero due, a volte tre giornate di lavoro. L'elevato contenuto tanninico presente nel legno, nella corteccia e nelle foglie veniva utilizzato nelle concerie e nella farmacopea.Le foglie di castagno venivano poi raccolte ed utilizzate come lettiera per gli animali nelle stalle e se ne ricavava dell'ottimo letame.
Caratteristiche: Dal punto di vista selvicolturale , la pianta puó formare boschi cedui o fustaie. Quest'ultima forma di governo ben si adatta alla produzione di frutto, appunto i castagneti da frutto, noti dalla fascia pedemontana del Collio, in terra, friulana, all'alta collina trevigiana, ai Colli Euganei. E' una pianta tipica di quella fascia vegetazionale che i forestali chiamano castanetum, e che indicativamente si estende tra i 200 ed i 700/900 metri di altitudine.Predilige terreni freschi, acidi e non calcarei, pendii soleggiati. E' proprio nei boschi da frutto che si possono incontrare esemplari maestosi, a grosse ramificazioni e di considerevole altezza: fino a 35 metri e con circonferenze oltre i 15 metri. Anche se alcune malattie crittogamiche hanno compromesso parte del patrimonio arboreo sia italiano che europeo, il castagno rimane una pianta longeva e si conoscono piante secolari di 300/500 anni. Il mese di giugno é il periodo della fioritura del castagno e il colore giallastro dei fiori spicca tra il verde intenso delle chiome.I fiori sono unisessuali: quelli maschili si notano per i lunghi amenti eretti contenenti polline; quelli femminili, localizzati alla base di quelli maschili, sono in piccoli gruppetti e protetti da un involucro a cupola spinescente che diventerá, a maturazione, il riccio deiscente con 4 valve contenente da una a tre castagne.
Varietá: Numerose sono le varietá del castagno e offrono tipi diversi di frutto, in relazione soprattutto alla pezzatura, al gusto, al colore della buccia, alla facilitá della pelatura.
Le cultivar piú presenti da noi sono: objaki, purčinke, čufe, bagataci, maroni. Nella cultura popolare si distinguono due tipi fondamentali di castagna: marrone e castagna. Il marrone fornisce frutti di piú grossa pezzatura, piú dolci, piú facili alla pelatura.Nella castagna la pellicola che circonda il seme penetra all'interno, spesso dividendolo. Le castagne, una volta tolta la pellicola, tendono a sbricciolarsi o a dividersi.
Vicende: Dalla sua introduzione e diffusione il castagno subí diverse vicende:dalla sua grande espansione in epoca medioevale in cui i granbdi boschi di quercia vennero tagliati e sostituiti da castagneti, al suo taglio indiscriminato, avvenuto intorno alla seconda metá del secolo XVI, per utilizzarlo come combustibile, alla preoccupante moria del 1800, ora peró frenata, causata da agenti patogeni.
Nelle varie epoche tuttavia furono attuati provvedimenti atti a salvaguardare tale patrimonio, ed il merito maggiore si ebbe con la Repubblica della Serenissima che nel 1600 procedette a inventariarlo e a porlo sotto la sua diretta tutela.
Il castagno divenne, quindi, un patrimonio comune da difendere e coltivare.


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